Iter progettuale

19 novembre 2018

In esecuzione della deliberazione di G.C. n. 291 del 12 dicembre 2008, il Comune di Foggia, Assessorato ai Lavori Pubblici, Assessorato all’Urbanistica, Assessorato ai Beni Culturali, Assessorato alla Cultura, bandivano un Concorso internazionale di idee avente ad oggetto la realizzazione di un Parco Urbano, detto dei “Campi Diomedei”, esteso su un’area di circa 23 ettari in passato attrezzata ed utilizzata come ippodromo funzionalmente connesso all’Istituto regionale di incremento ippico (IRIIP) ubicato nel complesso edilizio prospettante su via R. Caggese. Su tale complesso è stato apposto il vincolo di tutela monumentale (D.M. 30/07/1999). In esso vi è tuttora la sede dell’IRIIP, mentre alcuni padiglioni sono stati ristrutturati e adibiti a funzioni ed attività dell’Università di Foggia.

A seguito del rinvenimento di importanti giacimenti archeologici di età neolitica risalenti ad periodo compreso tra il 5.200 a.C. e il 4.600 a.C. sull’area sono stati apposti vincoli di tutela archeologica (D.M. 10/10/1998. e D.M. 17/04/1999) che comportano la inedificabilità assoluta. I recenti scavi hanno portato alla luce un fossato a C detto “compound” sul cui margine esterno è stata ritrovata una sepoltura di un soggetto maschile, ben conservato, collocato in posizione fetale e con un interessante corredo funebre.

A seguito dell’espletamento del concorso, che ha visto la partecipazione di 26 concorrenti, di cui 19 ammessi alla fase di valutazione, il progetto vincitore del concorso internazionale è risultato essere quello denominato “Contesti”. L’idea è stata candidata da un’associazione temporanea di professionisti, guidata da Efisio Pitzalis e composta dagli architetti Gianluca Cioffi, Gaetano Centra, Enrico Ampolo, Luigi Foglia e Roberto Bozza.

I tratti distintivi del progetto vincitore disegnano un quadro complessivo che tiene conto, fra l’altro, dell’integrazione tra l’area dei Campi Diomedei e la Villa Comunale, per ricreare un “continuum” fisico e percettivo tra i diversi trattamenti del verde e tra i ritrovamenti archeologici. È stata ricercata una modellazione del suolo per costruire punti di vista entro cui inquadrare l’organizzazione, la forma e la funzione difensiva dei “compounds” e degli insediamenti neolitici.

Successivamente a tale fase preliminare di selezione dell’idea progettuale, l’Amministrazione Comunale di Foggia ha stabilito di procedere alla redazione dei progetti preliminare e definitivo di un primo stralcio di lavori più urgenti, necessari all’espletamento della successiva gara per l’affidamento della loro realizzazione per un importo complessivo di €. 7.000.000, conferendone incarico al raggruppamento di professionisti vincitore del concorso internazionale d’idee, come del resto previsto in sede di bando di concorso.

L’Ati che è risultata vincitrice del bando di gara, costituita dalle Soc. Coop ATS Monte Maggiore e Delta Ambiente con la società Habitat s.r.l. ha presentato un’offerta tecnica migliorativa al progetto definitivo che ha tenuto presente gli aspetti caratteristici del territorio foggiano e dell’area dell’ex Ippodromo. Inoltre, il progetto vincitore ha ritenuto opportuno implementare l’offerta relativa alle indagini archeologiche preliminari, intendendo ampliare i risultati emersi nelle precedenti indagini, estendendole a tutta l’area, con l’obiettivo di ottenere una copertura pressoché totale del terreno e una visione completa delle strutture antiche.

Alla stesura del Progetto esecutivo sono precedute analisi non invasive del terreno con indagini geognostiche di tipo geoelettrico e GPR (Ground Penetrating Radar), per verificare la presenza di cavità o strutture sepolte per una profondità fino a 5 m dall’attuale piano di campagna, estese su tutta l’area.

Le indagini hanno compreso:

-indagini con Georadar, che si sono basate sulla risposta di un segnale elettromagnetico di carattere impulsivo ad alta frequenza inviato da un’antenna trasmittente. La presenza di discontinuità elettromagnetiche del materiale provoca fenomeni di rifrazione, riflessione e diffrazione dell’energia elettromagnetica incidente su tale discontinuità. In generale, si è analizzata la risposta dell’onda elettromagnetica che viene riflessa in corrispondenza delle discontinuità del mezzo e che ritorna in superficie, dove viene captata da un’antenna ricevente.

-indagini magnetometriche sono uno dei sistemi diagnostici più utilizzati in archeologia. L’attuale sistema permette di indagare in un giorno di lavoro circa 2 ettari di superficie (in condizioni ottimali). La risoluzione tra i profili è particolarmente elevata, 50 cm sull’asse “x” e di 10 cm sull’asse “y”.

In un secondo Step, sono stati effettuati 34 saggi esplorativi In aggiunta  a quelli già richiesti indicati nel progetto definitivo. Che hanno poi contribuire a circoscrivere l’area degli scavi archeologici in sede di redazione del progetto esecutivo.

Seguendo le prescrizioni della Direzione Scientifica, si è proposto di far confluire tutti i dati di scavo in una piattaforma GIS (Geographic Information System). Questo tipo di software è impiegato sempre più diffusamente in ambiente archeologico come sistema per contenere, elaborare e analizzare dati di tipo geografico.

Inserendo informazioni di tipo cartografico ed alfanumerico, si avrà la possibilità di gestire il rilievo della singola entità archeologica (unità topografica o stratigrafica) e tutti gli attributi che la caratterizzano e, attraverso gli strumenti di gestione ed analisi, di ottenere un vastissimo numero di informazioni e di processarle in maniera automatizzata e in tempo reale.

Si è proposto inoltre, tenendo conto del parere della Soprintendenza stessa, l’integrazione con un rilievo topografico 3D delle evidenze archeologiche emerse.

Il rilievo 3D, oltre ad agevolare le tradizionali operazioni di rilievo topografico, permette di ottenere un modello tridimensionale dell’area indagata. Tale procedura agevola la velocità di esecuzione della documentazione grafica e di conseguenza dello scavo producendo al tempo stesso documentazione 2D e 3D di elevatissimo dettaglio.

Il modello tridimensionale sarà utilizzato come base per realizzare una ricostruzione delle strutture archeologiche già documentate (compound neolitico) e degli eventuali ritrovamenti.

 

Infine, per conferire al progetto “Campi Diomedei” una adeguata visibilità e per divulgare le informazioni archeologiche del territorio, si è voluto realizzare un sito internet sul Parco  sfruttando al meglio le potenzialità del web (inserendo collegamenti per esempio ai principali social network), puntando non solo ad una conoscenza del parco e delle sue caratteristiche, ma dell’intero scavo in tutte le sue fasi.

Difatti, oltre ad una piattaforma che metta in rete le informazioni del parco urbano, con un classico menù che preveda le voci sulla descrizione dei ritrovamenti e della parte archeologica in generale, l’idea del sito corrisponde a quella di uno strumento interattivo fin dalle prime fasi delle indagini archeologiche. Un sito che non sia un punto di arrivo bensì un punto di partenza, da realizzare ad inizio dei lavori e che sebbene necessiti del compimento del progetto, possa costituire, almeno nella sua struttura principale, una finestra d’informazione sullo svolgimento delle indagini.

Si è quindi realizzato un sito dei lavori, utilizzando il web come veicolo di diffusione sulla struttura del progetto e dello staff, illustrando e documentando l’avanzamento in un’ottica del work in progress che faccia conoscere ed apprezzare il progetto ben prima della sua realizzazione ed inaugurazione, attraverso immagini, commenti, comunicati.